5 temi importanti trattati in Orange is the New Black

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Sono moltissimi i temi importanti trattati nel corso di quattro stagioni di Orange is the New Black, ma oggi ci soffermeremo solo su cinque di questi: il tema della diversità, quello dell’empatia, la critica al capitalismo, il razzismo e l’utilizzo dell’isolamento come misura preventiva. Buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!


1) DIVERSITÀ

Uno dei punti di forza di Orange is the new black si colloca indubbiamente sul piano della diversità.
La serie ha come merito principale quello di aver portato sul piccolo schermo personaggi femminili lontani anni luce dall’immagine stereotipata alla quale siamo purtroppo abituati.
A popolare i corridoi del Litchfield sono donne di etnie le più disparate, con diversi orientamenti sessuali e di tutte le età, con background complessi e talmente differenti che neanche una divisa carceraria può livellare. Certamente la serie ricopre tutto con una patina e una fotografia molto lontane dalla realtà, ma parliamo pur sempre di televisione.

 

2) EMPATIA

Se c’è un concetto chiave in questo show è senza dubbio alcuno quello dell’empatia.
L’entrare in sintonia con personaggi i più variegati possibile è una delle caratteristiche che rendono OITNB una serie sempre piena di sorprese emotive.
La show di Kohan non è solamente capace di farci empatizzare con le detenute, ma persino di fronte a personaggi come Healy, annebbiato dalla sua mentalità bigotta, o come lo stupratore Coates non possiamo non ammettere di aver avuto degli attimi di “cedimento”, in cui ci siamo sforzati di comprendere e analizzare da altre prospettive anche i peggiori comportamenti. Perché è questo che Orange vuole fare: non banalizzare niente, non disumanizzare nessuno.


3) CRITICA AL CAPITALISMO

Durante la terza stagione Litchfield viene acquistato da una società privata, la MCC e la serie offre molti spunti di riflessione sul dio denaro e sulla privatizzazione che porta ad un’inevitabile sconfitta del sindacato e dello stato di diritto. Mentre il carcere inizia a regolarsi economicamente in base alle nuove regole imposte dalla MCC, anche le detenute sembrano vivere la medesima situazione.


Forse per rivendicare una propria identità, le donne iniziano ad organizzarsi in gruppi, a competere per alcune attività, persino a licenziare detenute coinvolte nei traffici illegali e che non mostrano di impegnarsi troppo. Un esempio perfetto del fatto che “il lavoro nobilita l’uomo” è proprio Red, cuoca per eccellenza del Litchfield, che quando si vede privata di quel ruolo si vede privata della propria identità. Quando la MCC promette alle detenute una nuova e allettante posizione lavorativa, Litchfield entra in subbuglio. Le candidate vengono sottoposte ad un test di personalità (a cui nessuno darà peso) solo ed esclusivamente per dare l’illusione ai prescelti di essere speciali e agli scartati di essere loro stessi i colpevoli del loro fallimento. L’unica a notare l’ingiustizia di essere pagate 1 dollaro all’ora per cucire mutante che costeranno 10 dollari è Piper, nell’indifferenza generale. Questa situazione rispecchia bene la società odierna, in cui se non si è disposti a sottomettersi non c’è problema, tanto ci sarà qualcun altro più disperato di te che lo farà, e senza lamentarsi. A condire il tutto interviene la scelta da parte della MCC di assumere come guardie degli ex veterani, non solo impreparati ma persino deleteri. Queste persone, che dovrebbero tutelare ed aiutare le detenute, le istigano alla violenza, abusano di loro e rendono Litchfield teatro di tensioni e odio.


4) RAZZISMO

A divenire centrale nella quarta stagione è lo spinoso tema del razzismo, unito a quello del sovraffollamento della prigione, che scopertasi improvvisamente a maggioranza dominicana mette su una vera e propria guerra razziale. Molti spettatori hanno riconosciuto nella terribile morte di Poussey un omaggio al movimento “Black Lives Matter”, mentre molti altri si sono lamentati della scelta di far morire una donna afroamericana e lesbica, così poco stereotipata e così tanto amata dal pubblico.
Ma un’altra riflessione ci viene offerta dal fatto che Poussey sia una ragazza di mondo, una che parla tre lingue, che viene da una famiglia agiata e acculturata, ma viene ritenuta da tutti (persino dalla sua fidanzata Soso) una ragazza del ghetto, semplicemente per il colore della sua pelle.
E Poussey muore come potrebbe morire qualsiasi persona di colore all’interno di un carcere americano, nonostante il suo background non sia così diverso da quello di Piper. Anzi, in realtà l’omicidio di Poussey ricorda proprio alcune morti realmente accadute negli Stati Uniti per mano della polizia. Caputo definisce Bayley una “vittima delle circostanze”, lo perdona, lo giustifica, e nel frattempo dimentica di chiamare il padre di Poussey. Nei fatti si dimentica che questa ragazza è una persona, che ha una famiglia, che aveva un passato e avrebbe dovuto sicuramente avuto un futuro.


Altro spunto di riflessione è dato dal nuovo personaggio di Judy King, che a causa di un programma razzista realizzato anni prima, è convita che il gruppo delle nere stia cercando di picchiarla.
A dare la risposta perfetta è proprio Poussey: “Non ti è mai venuto in mente che sia razzista credere che delle persone di colore vogliano picchiarti perché sei razzista?”

 

5) L’ISOLAMENTO COME MISURA PREVENTIVA

Attraverso il personaggio di Sophia Bursett, parrucchiera transessuale del Litchfield, ci viene mostrata una realtà complessa e difficile, quella dell’isolamento utilizzato come forma cautelativa.
Dietro a questa formula spesso si nasconde il desiderio di liberarsi di qualcuno, convincendolo che lo si sta facendo per il suo bene. Guarda caso l’allontanamento di Sophia coincide con la sua minaccia di accusare l’amministrazione di non averla protetta come dovuto.
Leverne Cox,
l’attrice che veste i panni di Sophia si è detta felice di aver potuto girare quelle scene, raccontando così una realtà che riguarda in particolare molte donne trans, spesso incarcerate in prigioni maschili e costrette di conseguenza all’isolamento per essere “tutelate”.


Sono moltissimi i temi interessanti trattati in Orange is the new Black. Se vi interessa a questo link potete trovare un mio articolo sul personaggio di Lolly e sul tema della malattia mentale all’interno della serie.
Mentre a questo link potete trovare le 10 cose che vorrei dalla prossima stagione di OITNB! Buona lettura!

ElenaG

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“Mi chiamo Barry Allen, sono l’uomo più veloce del mondo. Da piccolo viddi mia madre morire per mano di qualcosa di impossibile; mio padre fu accusato del suo omicidio. Poi un incidente trasformò me in qualcosa di impossibile! Agli occhi del mondo sono un perito della polizia scientifica, ma uso in segreto la mia velocità per combattere il crimine e trovare altri come me ..e un giorno scoverò chi ha ucciso mia madre e avrò giustizia per mio padre! Io sono FLASH”
opps, questa non è la mia storia (*triste*). Mi presento, sono Ignazio ― ciao Ignazio
Ho 23 anni, sono di Modena ma originario della mia Palermo, lavoro in un’importante azienda metalmeccanica a Maranello e ovviamente sono Tv Series Addicted (ne seguo tantissime e di qualsiasi genere).

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“Mi chiamo Barry Allen, sono l’uomo più veloce del mondo. Da piccolo viddi mia madre morire per mano di qualcosa di impossibile; mio padre fu accusato del suo omicidio. Poi un incidente trasformò me in qualcosa di impossibile! Agli occhi del mondo sono un perito della polizia scientifica, ma uso in segreto la mia velocità per combattere il crimine e trovare altri come me ..e un giorno scoverò chi ha ucciso mia madre e avrò giustizia per mio padre! Io sono FLASH” opps, questa non è la mia storia (*triste*). Mi presento, sono Ignazio ― ciao Ignazio ― Ho 23 anni, sono di Modena ma originario della mia Palermo, lavoro in un’importante azienda metalmeccanica a Maranello e ovviamente sono Tv Series Addicted (ne seguo tantissime e di qualsiasi genere).